Enshittification: dal degrado progressivo delle Piattaforme Digitali all’abbandono da parte degli utenti

Ultimamente mi sono imbattuto in due articoli, uno di QuiFinanza (6 febbraio 2026) “Accessibilità digitale: perché l’84% degli italiani abbandona l’online e l’Europa perde miliardi” e l’altro della Sloan Management Review del MIT (5 febbraio 2026) “Enshittification Comes to ‘Smart’ Products”. In quest’ultimo si attribuisce la causa del progressivo abbandono delle piattaforme da parte degli utenti, alla cosiddetta “enshittification” (letteralmente “merdificazione”) generata dalla ricerca di profitti nel breve termine tramite l’uso di tecnologie digitali (social, tagging,etc…).

La cosa mi ha incuriosito e ho cercato di approfondirla qui di seguito, per chi fosse interessato qui è disponibile una versione più lunga completa di bibliografia.

Cos’è l’ enshittification

Il termine “enshittification”, coniato da Cory Doctorow nel 2023, descrive il progressivo degrado delle piattaforme digitali attraverso un processo sistematico che trasforma servizi inizialmente eccellenti in sistemi ostili verso gli utenti. Questo fenomeno non rappresenta un fenomeno casuale, ma è frutto di un meccanismo prevedibile che colpisce le principali piattaforme tecnologiche, riducendone l’accessibilità e spingendo all’abbandono anche gli utenti esperti.

Il ciclo dell’Enshittification si compone di tre fasi:

  • Seduzione: Le piattaforme investono nell’esperienza utente con design minimalisti, assenza di pubblicità invasiva, performance ottimali e funzionalità gratuite. Operano in perdita, sostenute da capitale di rischio, per raggiungere una massa critica sfruttando l’effetto rete.
  • Privilegio dei business partner: Raggiunta una base utenti significativa, la monetizzazione inizia attraverso inserzionisti e venditori. L’esperienza utente degrada a causa di pubblicità invasive, algoritmi modificati per contenuti sponsorizzati, richieste di pagamento per funzionalità prima gratuite. Il lock-in intrappola gli utenti: cambiare comporta perdita di contatti, contenuti, abitudini.
  • Monetizzazione estrema: La piattaforma cerca di estrarre valore/profitto anche dai partner commerciali, aumentando commissioni, inserendo servizi proprietari in competizione anche con i partner, degradando ulteriormente l’esperienza utente con spam e contenuti di bassa qualità. Utenti e partner sono scontenti ma intrappolati dalla mancanza di alternative e dalle barriere all’uscita.

Durante queste fasi, anche per gli utenti esperti, l’accessibilità dei contenuti di interesse proposti dalle piattaforme degrada progressivamente a causa di:

  • Sovraccarico cognitivo: Interfacce semplici diventano labirinti di opzioni, popup, notifiche. Ogni interazione richiede decisioni multiple, esaurendo le risorse cognitive.
  • Dark patterns: Pratiche poco chiare manipolano gli utenti: pulsanti nascosti, opzioni pre-selezionate favorevoli alla piattaforma, percorsi asimmetrici (iscriversi facile, disdire complesso). Questi pattern erodono la fiducia, rendendo l’esperienza stressante anziché piacevole.
  • Degrado delle performance: Script pubblicitari, tracker, widget appesantiscono le applicazioni. Pagine che si caricavano in millisecondi ora richiedono secondi. Questo colpisce utenti con dispositivi datati, connessioni lente, piani dati limitati, creando esclusione digitale.
  • Disordine visivo: Lo spazio per il contenuto utile viene eroso da banner, widget promozionali, notifiche. La gerarchia visiva si dissolve. La complessità visiva aumenta il tempo necessario per trovare informazioni e incrementa gli errori.

L’enshittification corrode sistematicamente la fiducia dell’utente attraverso piccole violazioni ripetute. Gli utenti percepiscono di essere prodotti da sfruttare, non clienti da servire. Una volta persa la fiducia, diventano cinici, difensivi, interpretano ogni cambiamento come dannoso, cercano alternative.

Questa riduzione di accessibilità porta progressivamente all’abbandono da parte degli utenti. Esiste una soglia influenzata da: valore percepito, costi di migrazione, disponibilità di alternative, investimento emotivo. Il degrado progressivo riduce il margine fino a che la frustrazione supera il valore percepito dell’interazione con la piattaforma.

L’abbandono segue fasi graduali: frustrazione passiva (uso per inerzia), esplorazione (ricerca alternative), uso parallelo (sperimentazione), migrazione parziale (spostamento graduale attività), abbandono completo (uso solo sporadico). Questo processo può richiedere mesi o anni ma è difficile da invertire.

Quando abbastanza utenti migrano, il valore della rete diminuisce per tutti. Utenti influenti che abbandonano rendono la piattaforma meno interessante; il contenuto di qualità diminuisce, le interazioni significative si rarefanno. Le piattaforme tentano di compensare aumentando l’estrazione di valore dagli utenti rimanenti, ma paradossalmente, finiscono per accelerare il ciclo.

Conclusione

L’enshittification è il paradosso dell’economia digitale: piattaforme che raggiungono il successo con servizi eccellenti, poi li degradano per estrarre valore. Non è un percorso accidentale ma la conseguenza di obiettivi (manageriali) male allineati. L’impatto sull’accessibilità e genera barriere crescenti per tutti.

L’abbandono degli utenti crea un ciclo perverso: le piattaforme intensificano l’estrazione di valore da quelli rimasti, accelerando il degrado e spingendo più persone ad abbandonare. Rompere questo ciclo richiede interventi strutturali (regolamentazione dell’interoperabilità, protezioni contro pratiche manipolatorie, supporto a modelli alternativi) e consapevolezza critica da parte degl

Avatar di Sconosciuto

Autore: Alvaro Busetti

Consulente e formatore free lance, faculty member di Federmanager Academy. La mia vita professionale si è svolta nell’ambito dell’Information Technology con particolare riguardo agli aspetti progettuali e innovativi dal punto di vista organizzativo, applicativo e tecnologico. Ha svolto attività di conduzione progetti, coordinamento di unità produttive, attività di staff e supporto a livello Aziendale, di Gruppo e attività consulenziale per il top management del Cliente nel mercato dei Trasporti, Pubblica Amministrazione, Sanità, Industria, Servizi. Si è occupato di Intelligenza Artificale, digital workplace e Office Automation, soluzioni Intranet, Sistemi multimediali, di Unified Communication e di Social Collaboration.

Lascia un commento